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Gruppo d’Azione Locale Terra d’Arneo

Nardò

Nardò è il centro più popoloso; il suo paesaggio costiero è sede di insediamenti preistorici che ricadono nel Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, una delle principali“isole verdi” del Salento, con 300 ettari di pineta e 7 chilometri di litorale alto e roccioso. Un’area dalle importanti valenze paesaggistiche e culturali, con le torri costiere e le grotte preistoriche del Cavallo, di Uluzzo, di Torre dell’Alto, di Serra Cicora, di Capelvenere rappresentano solo alcuni degli esempi più significativi a livello internazionale, oggetto di studio dagli anni Sessanta del Novecento. L’importanza dei ritrovamenti nella grotta di Uluzzo, catalogati nel Paleolitico Medio e Superiore, ha determinato la definizione di un periodo “uluzziano”, considerato una delle prime manifestazioni di arti figurative in Europa. La continuità insediativa è attestata in epoca messapica e in epoca romana, quando, intorno al III secolo a.C., Nardò e il suo porto di Emporium Nauna (l’attuale S. Maria al Bagno) furono conquistati dai Romani. Il centro storico rivela una ricchezza ed una raffinatezza sorprendenti: palazzi gentilizi, chiese e cappelle, complessi conventuali, guglie, piccole corti raccontano di un fervore costruttivo strettamente legato alla presenza della sede vescovile e delle diverse famiglie del patriziato locale. Il grave terremoto del 1743 rappresentò un duro colpo per la comunità: molti immobili urbani furono distrutti completamente o in parte e, quindi, ricostruiti ex novo o restaurati. L’abilità di mastri muratori e di scalpellini locali è riuscita a restituire l’antica armonia delle architetture, la leggerezza dei decori e l’eleganza della secolare cultura lapidea. Si pensi al “salotto dei neretini”, piazza Salandra, una delle più scenografiche del Salento, dominata dall’obelisco con la statua dell’Immacolata (XVIII secolo), e delimitata dal cinquecentesco Sedile, con la statua del protettore, S. Gregorio Armeno, dall’antico Palazzo della Pretura (XVIII secolo), dalla chiesa di San Trifone, dalla Fontana del Toro. Nelle vicinanze, da un lato, la chiesa di S. Domenico, con l’elegante prospetto, e, dall’altro, piazza Pio XI, sulla quale si affacciano l’episcopio, il vecchio seminario e la Cattedrale, designata monumento nazionale nel 1879 e Basilica Pontificia Minore nel 1980. Dedicato a Maria SS. Assunta, l’edificio religioso fu fondato nell’alto Medioevo e divenne sede di un’abbazia italo-greca con un’importante schola scriptoria; fu ricostruito in epoca normanna ed ingrandito nel XIV secolo. La fisionomia attuale è opera del vescovo Antonio Sanfelice che nel 1724 volle rifare la facciata e parte dell’interno. Le testimonianze residue degli affreschi coprono un’arco di tempo di circa due secoli, più o meno dalla fine del XIII alla fine del XV secolo. Degne di nota sono anche le opere di Francesco Solimena e il Crocifisso ligneo, probabile opera del XIII secolo, attribuita ad un maestro catalano operante nell’ambiente artistico campano. L’aspetto religioso è arricchito da una serie molto ricca di fondazioni, fra cui la chiesa di S. Teresa e il convento delle Carmelitane Scalze, la chiesa dell’Immacolata con il convento dei padri Minori, quella della Beata Vergine del Carmelo con il convento dei Carmelitani, la chiesa di S. Giuseppe e quella della Purità, la chiesa di S. Chiara con il convento delle Clarisse, la chiesa di S. Antonio da Padova… Notevole per l’imponenza architettonica e per l’apparato decorativo è l’attuale Palazzo di Città, eretto tra il XV e gli inizi del XVI secolo dai feudatari locali, gli Acquaviva d’Aragona, a scopo difensivo e rimaneggiato alla fine del XIX secolo dai baroni Personè. Il prospetto principale è caratterizzato da un particolare balcone, sorretto da cariatidi. L’area “cerniera” tra la città e il mare è rappresentata da località Le Cenate, caratterizzata da ville e casini di villeggiatura, databili dall’inizio del XVIII all’inizio del XX secolo. La nobiltà laica ed ecclesiastica palesava il suo ruolo sociale ed economico attraverso l’architettura e i giardini e trasformava radicalmente la facies del paesaggio rurale. La vocazione vinicola del territorio, però, restava intatta; Cenate deriverebbe da “acenata”, un tipo particolare di uva senza acini. Da non perdere è il Museo della Memoria e dell’Accoglienza presso Santa Maria al Bagno, che raccoglie testimonianze dei tanti ebrei deportati, ospitati tra il 1943 e il 1947. Il tratto costiero neretino si allunga verso Santa Caterina, Portoselvaggio e Torre Inserraglio tra coste rocciose e frastagliate che, lentamente, cedono il passo al litorale sabbioso di Sant’Isidoro.

Dove si trova

  • Regione: Puglia
  • Provincia: Lecce
  • Zona: Italia Meridionale
  • Popolazione Residente
    31.952 (M 15.188, F 16.764)
  • Densità per Kmq: 167,7
  • Superficie: 190,48 Kmq

Codici

  • CAP: 73048
  • Prefisso Telefonico: 0833
  • Codice Istat: 075052
  • Codice Catastale: F842

Informazioni

  • Denominazione Abitanti: neretini
  • Altre Denominazioni: neritini o naretini
  • Santo Patrono: San Gregorio Armeno
  • Festa Patronale: 20 febbraio

Gallery

Luoghi di maggiore interesse

Palazzo di Città

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Duomo

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Porto Selvaggio

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