et|icon_info|

Gruppo d’Azione Locale Terra d’Arneo

Veglie

Dove si trova

fas|fa-globe-africa|

Regione

Puglia
fas|fa-map-marker-alt|

Provincia

Lecce
fas|fa-map-marked|

Zona

Italia Meridionale
fas|fa-users|

Popolazione

14.369 (M 6.864, F 7.505)
fas|fa-chart-pie|

Densità

234,2 per Kmq
fas|fa-crop-alt|

Superficie

61,35 Kmq

Codici

et|icon_pushpin|

CAP

73010
fas|fa-phone-square|

Prefisso telefonico

0832
et|icon_datareport_alt|

Codice ISTAT

075092
et|icon_building_alt|

Codice catastale

L711

Informazioni

et|icon_group|

Denominazione abitanti

vegliesi
et|icon_circle-empty|[

Santo Patrono

San Giovanni Battista
fas|fa-church|

Festa patronale

24 giugno
fas|fa-drum|

Sagre ed eventi

fas|fa-archway|

Musei

fas|fa-seedling|

Tipicità

Alla fine dell’Ottocento, il territorio di Veglie risultava ricco «in olio, frumenti, vini, cotone, pascoli e latticini, frutta ed altro»; una produzione senza dubbio variegata, che rivelava un ricco patrimonio di “saperi agricoli”, tramandato di generazione in generazione fino ai nostri giorni. Agricoltura e zootecnia si praticavano nelle numerose masserie a carattere misto, localizzate soprattutto nell’antico feudo di Vocettina e nell’area compresa tra i comuni di Salice e Leverano. Uomini, donne e animali segnavano il percorso giornaliero dalla città alla campagna (e viceversa) e animavano spazio rurale e insediamenti produttivi. I luoghi della trasformazione del prodotto, però, erano ubicati anche nel centro urbano ed oggi costituiscono una risorsa significativa per lo studio dell’archeologia industriale. Sono i frantoi ipogei, antichi impianti di produzione dell’olio scavati nella roccia; antri ombrosi, testimoni silenziosi di fatiche e di sacrifici, di vita simbiotica tra uomini ed animali. Come il frantoio di largo San Vito, restaurato nel 1998 con i fondi del Programma Comunitario LEADER II e restituito alla collettività. L’atmosfera cupa del passato sembra stemperata dalla consapevolezza che l’ipogeo sia diventato una risorsa da rendere fruibile per comprendere appieno l’importanza che l’olio e l’olivo hanno avuto nell’economia di Terra d’Otranto. In queste superfici cavate, che trasudano ancora fatica, è stato prodotto “l’oro giallo” che ha illuminato le città dell’Europa del Nord. Il rapporto fra fede e attività agropastorale assume qui una connotazione molto singolare. L’intreccio tra calendario agricolo e religioso risulta evidente nel culto del patrono, San Giovanni Battista; considerato in tutta Europa una sorta di “divinità agricola”, legata all’inaugurazione della mietitura e alla purificazione con l’acqua per auspicare abbondanti raccolti, a Veglie il santo veniva invocato e portato in processione in periodi di siccità, di carestia e di calamità naturali. La devozione al santo è una tradizione cultuale secolare, riconducibile verosimilmente al basso medioevo. La chiesa matrice, di cui è titolare insieme a Sant’Irene, fu fondata tra il XV e il XVI secolo, rimaneggiata nei secoli successivi e trasformata radicalmente dopo il terremoto del 1743. La solennità annuale del santo si sdoppia in due eventi: il primo si svolge il 24 giugno, data della Natività (San Giovanni Piccinnu) e, l’altro, il 29 agosto, data del Martirio (San Giovanni Ranni). Un altro culto molto partecipato è quello della Madonna della Favana, raffigurata con il Bambino nella cripta omonima, che rientra nel perimetro dell’area cimiteriale insieme al convento dei Francescani. Secondo gli studiosi, l’intero ciclo di affreschi è databile al XV secolo e la coesistenza di elementi agiografici, linguistici ed architettonici greci e latini sono la testimonianza della radicata presenza della cultura greca nel Salento. Questa peculiarità rinvia alla presenza di comunità miste, sulle quali i Francescani hanno giocato un ruolo importante, evidenziato anche dalle immagini dei santi dell’Ordine. L’appellativo Favana si riferisce alla miracolosa Madre, che liberava «uomini ed animali quadrupedi», dal “male della fava” e richiamava devoti da tutto il circondario. Il favismo è una malattia di natura allergica del sangue, causata da sostanze contenute nella fava, legume fondamentale per quest’area, paludosa fino a non molti decenni fa. Grazie alla fava, che agiva sul ciclo responsabile della malaria, una buona parte dei contadini di Veglie (e non solo) sviluppò una resistenza alla malattia.

Galleria

Luoghi di interesse

Macchia de Rizzi

Macchia de Rizzi

Cripta della Favana

Cripta della Favana

Convento della Favana

Convento della Favana

Chiesa Madre

Chiesa Madre

Chiesa della Favana

Chiesa della Favana

Pin It on Pinterest

Share This